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GLI ANGIOINI
Il periodo angioino inizia con la discesa di Carlo d'Angiò,
fratello del re di Francia, che sollecitato dalla Chiesa la quale
vede vacillare i propri interessi sotto il prosperare del regno Svevo,
sconfigge e scaccia questi ultimi instaurando nel sud Italia una dinastia
che durerà 180 anni.
Nel 1266 Bisceglie entra a far parte del feudo dei Conti di Monfort,
che scesi al seguito di Carlo d'Angiò e per volontà
sovrana tennero queste terre come propri feudi.
Tra il popolo di Bisceglie i più accaniti sostenitori degli
Angioini sono i Falcone potenti e ricchi signori i quali occupano
le più importanti cariche politiche, religiose e civili, anche
il popolo non è da meno a fedeltà verso gli angioini
tanto che re Carlo II premia la città decorando lo stemma comunale
con una quercia d'oro in campo rosso con su scritto fedelissima.
Nel 1326 la città passa sotto il potere di Roberto, fondatore
insieme al fratello Filippo del vasto principato di Taranto.
Inizia per Bisceglie , ed altre città vicine un periodo di
instabilità e lotte interne dovute al malgoverno della regina
Giovanna I, detta dei quattro mariti, succeduta a Roberto.
Intrigante e capricciosa, con l'aiuto del conte Pipino da Barletta,
fa uccidere il marito Andrea d'Ungheria subendone poi le conseguenze
di suo cognato il re Luigi d'Ungheria sceso in Italia per vendicarne
la morte del fratello Andrea.
L'opera della regina , che nel frattempo si era rifugiata ad Avignone
presso il Papa, accende in tutta la Puglia focolai di ribellione e
di guerriglia fino al 1352 quando per intercessione del Papa il re
d'Ungheria riconosce Giovanna regina di Napoli.
L'ultimo atto di guerriglia nella contea di Bisceglie si ebbe tra
Luigi I d'Angiò e Carlo III di Durazzo al seguito del quale
c'era il capitano di ventura Alberico da Barbiano.
Nella notte del 13 Settembre il Barbiano riusciva ad entrare in Bisceglie,
attraverso un varco aperto presso la chiesa di San Nicolò al
Porto ed a scacciare i francesi dopo aver seminato orrore e morte
tra gli abitanti.
Ora la città è divisa in due fazioni, i durazzeschi
e gli angioini.
Questi ultimi stanchi delle violenze ad opera di Carlo III di Durazzo,
aprirono le porte della città all'esercito di Luigi I d'Angiò
che rioccuparono la città, sfogando sulla popolazione il tradimento
subito nonostante i tentativi di impedirlo fatti dallo stesso Luigi
I il quale rientrato in città vi morì pochi giorni dopo
a causa delle ferite riportate durante la battaglia.
Il corpo verrà sepolto nella chiesa di San Ludovico , dove
più tardi sulle stesse rovine sorgerà la chiesa di San
Luigi.
Dal 1405 al 1414 il feudo cade sotto il diretto controllo della regina
Givanna II la quale concede a Bisceglie alcuni privilegi come l'esenzione
del pagamento di alcune tasse.
A complicare il periodo angioino vi entra anche lo scisma cattolico,
infatti a Bisceglie troviamo un vescovo scismatico, eletto dall'antipapa,
certo Nicola Petracino il quale aveva come cattedra vescovile la chiesa
di San Adoeno.
A ricordare il periodo dell'antivescovo in Sant'Adoeno, si conserva
ancora il sigillo episcopale.
GLI ARAGONESI
Il periodo Angioino, ormai scosso dalle lunghe lotte di successione
e sempre più debole di fronte alla prepotenza dei feudatari,
inizia un periodo di decadenza.
Nel 1442 una nuova crisi interna dà l'occasione a Alfonso
V d'Aragona di scacciare definitivamente gli Angioini dal regno
instaurandovi una dinastia Aragonese .
La conquista della Puglia da parte di Alfonso V risulta difficile
a causa della fedeltà mostrata dalle città pugliesi
verso gli Angioini.
Bisceglie in particolar modo memore dei benefici ricevuti dagli
Angioini, divenne uno dei più vivaci centri di resistenza
angioina.
La ribellione di Bisceglie venne duramente repressa dagli Aragonesi
i quali riaffidarono il feudo a Giovanni Antonio Del Balzo Orsini.
Quest'ultimo insofferente della politica aragonese, che tendeva
a privilegiare i piccoli proprietari terrieri a danno dei feudatari,
si alleò con altri baroni contro il re Ferdinando I d'Aragona
ricorrendo all'aiuto di Giovanni d'Angiò duca di Calabria.
La Puglia fu in quel tempo teatro di sanguinose guerriglie fino
al 21 Settembre 1462 quando fu firmato un accordo tra Ferdinando
D'Aragona e i Del Balzo Orsini,
Esso prevedeva che in cambio del giuramento alla corona tutti i
titoli e privilegi che Bisceglie possedeva prima della guerra fossero
riconfermati(detenzione di un corpo di guardie campestri,
elezione dei pubblici ufficiali esenzione delle tasse al 50%).
Il conte Francesco II Del Balzo riottenne così Bisceglie
iniziando un lungo lavoro di restauro ed abbellimento della città.
Inizia la costruzione della nuova cinta muraria più alta
e robusta, con vuoti e terrapieni per renderla più consona
alla nuova metodologia di guerra fatta con le armi da fuoco.
In questi anni il Conte fa restaurare gli altari della Cattedrale,
riesumare le reliquie dei Santi le quali per l'occasione verranno
sistemate in un'unica urna di cipresso richiamando una moltitudine
di persone e di ammalati dai centri vicini.
In pellegrinaggio vi giunse lo stesso Re Ferdinando I con il figlio
principe Alfonso.
E 'questo il periodo della costruzione del convento francescano
presso la chiesa di San Lorenzo e la donazione da parte del Re al
comune del largo del Palazzuolo.
Alla morte del Conte gli succede il figlio Pirro che l'anno dopo
entrato nella Congiura dei Baroni contro il Re, perdeva del tutto
il Feudo.
Bisceglie da contea diviene marchesato ed assegnata dal Re, Ferdinando
I, al figlio Francesco e dopo la morte di costui al fratello Federico
il quale, succeduto al padre Ferdinando, rende Bisceglie autonoma
e libera da ogni vincolo feudatario.
Le principali famiglie del momento erano: Schinosa, Berarducci,
Frisari, Pedone.
Tra tutte furono i Frisari, i quali imparentatisi con i Falcone
nel 1400 divennero la famiglia più potente.
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